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sabato 4 febbraio 2012

Giallo gelosia...

"Ditelo coi fiori!". Spesso sentiamo questa frase riferita a messaggi ipotetici da inviare al proprio amato o alla propria amata. Siamo a ridosso di San Valentino ed i fiorai non aspettano altro che incrementare le proprie vendite sulla scia di quest'appuntamento annuale che richiama milioni di innamorati. Fiore più amato e che racchiude molteplici significati in base al colore, la rosa. Rossa significa amore passionale, rosa, invece, è il colore della felicità, se, però, è la gelosia il sentimento che si cerca di esprimere, il giallo è la nuance ideale. E allora perché non esprimere quella gelosia con le rose gialle, sì, ma questa volta dal gusto delizioso? Un bouquet di rose gialle che nascondono un messaggio recondito: "Sono gelosa, ma dolce e buona da mangiare...". Pensando a tutto ciò, oggi pomeriggio assalita dalla noia, ho realizzato la mia splendida "torta di rose". L'ho preparata oggi perché tanto a San Valentino non avrei a chi dire "sono gelosa, ma dolce e buona da mangiare..."!

Ingredienti per la pasta:
  1. 600 gr di farina '00;
  2. 5 uova, di cui terremo solo il tuorlo;
  3. 225 ml di latte parzialmente scremato;
  4. 2 cucchiai e mezzo di zucchero;
  5. 1 lievito di birra;
  6. 1 limone e mezzo (succo e mezza buccia grattugiata).
Ingredienti per il ripieno:
  1. 180 gr di margarina o 150 di burro;
  2. 180 gr di zucchero;
  3. 1 limone e mezzo (solo succo).
Versate la farina e lo zucchero in una ciotola grande, unitevi il lievito di birra sciolto in un goccio di acqua calda e aggiungete il latte, le uova, il succo di limone e la buccia sminuzzata finemente. Lavorate fino ad ottenere un panetto morbido. 


Raccogliete la farina residuata sulla ciotola e continuate a lavorare l'impasto su un ripiano (io ho il tavolo di marmo), finché non vi rendete conto che tutti i grumi sono sciolti e che l'impasto sia buono. Per assicurarvene tagliate con un coltello il panetto, se al suo interno vi sono delle piccole bolle, allora sarà perfetto.

A parte, mescolate velocemente lo zucchero e il burro, leggermente ammorbidito fuori dal frigo, per ottenere una crema, alla quale aggiungerete il succo di limone.

Stendete sul tavolo con il mattarello l'impasto così da ottenere una sfoglia abbastanza sottile. Ricoprite la sfoglia con la crema limonosa e avvolgete in modo da ottenere un rotolo di impasto.

A questo punto tagliate delle rondelle grosse due dita e, dopo aver schiacciato lateralmente ciascuna rondella, sistematele in una teglia rotonda foderata con la carta forno come un mazzolino di fiori. 

Cuocete in forno a 180° finché le rose non avranno ottenuto un colore giallo dorato. A questo punto il vostro bouquet sarà pronto. 



Sto lavorando alla versione cioccolatosa del dolce, anche se non conosco il messaggio segreto dei fiori marroni... ne esistono?

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lunedì 31 ottobre 2011

Le origini di Halloween


Come tutti ben sanno, Halloween è la festività che ricorre il 31 ottobre ed ha, nell’immaginario collettivo, jack – o’ lantern, ossia la zucca intagliata.
Alcuni studiosi di folclore fanno risalire le origini della festa alle solennità romane dedicate a Pomona, dea dei frutti e dei semi, o alla commemorazione dei defunti chiamata Parentalia. Lo storico Nicholas Rogers, invece, conducendo alcuni studi sull’argomento, ha notato che Halloween si avvicina molto di più alla festa celtica di Samhain che significa approssimativamente “fine dell’estate”.
Il Samhain era il giorno in cui si verificavano incontri soprannaturali.
La parola Halloween compare per la prima volta nel XVI secolo ed è una variante scozzese del nome All – Hallows – Even ossia la notte prima di Ognissanti.
Anche se questa festività appartiene per lo più ai paesi di derivazione anglosassone, nel nostro Paese è ormai molto diffusa l’usanza di festeggiare questa notte, organizzando feste e balli in maschera e rievocando le funeree atmosfere cimiteriali.
Nonostante non sia una festività che ci appartiene, Halloween ha prese facilmente piede in Italia, poiché anche a casa nostra sono diffuse usanze tipicamente legate ai giorni di Ognissanti e dei Morti.
Ogni regione, infatti, ha rielaborato le usanze celtiche facendo una commistione con i riti e le consuetudini locali.
In Valle d’Aosta nella notte fra l’uno e il due novembre si suole vegliare davanti al fuoco imbandendo tavole per i defunti che si crede vengano a visitare le case dei vivi.
In Piemonte, nell’apparecchiare la tavola, si aggiunge un coperto per il defunto che viene a far visita ai vivi.
In Veneto è, invece, diffusa la tradizione di svuotare, intagliare e dipingere le zucche nelle quali vengono poste delle candele che simboleggiano la resurrezione.
In Abruzzo, fra i giovani è diffusa l’usanza di recarsi di casa in casa chiedendo offerte in memoria dei defunti.
Per i pugliesi la presenza degli estinti, non si limita solo alla notte fra l’uno e il due novembre, ma perdura fino a Natale o addirittura fino alla Befana. Anche in Puglia vi è l’abitudine di imbandire la tavola per accogliere in maniera degna le anime dei propri cari.
I siciliani e i napoletani considerano la festa di Ognissanti un evento magico e speciale, soprattutto per i bambini che ricevono doni dai defunti. In Sicilia si preparano dei biscotti denominati “ossa dei morti”, mentre in Campania “il torrone dei morti”.
In Sardegna, le famiglie, dopo essersi recate al cimitero, cenano senza però sparecchiare la tavola, lasciando gli avanzi per i defunti in visita. La mattina del due novembre, i bambini vanno di porta in porta e al grido di “Morti, Morti”, ricevono dolciumi di ogni genere.
In Calabria, secondo la tradizione, la notte dell’uno, un corto si dirige verso il cimitero dove, dopo aver pregato, imbandisce direttamente sulle tombe un banchetto.