Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sicilia. Mostra tutti i post

martedì 14 agosto 2012

I "collaroni" di nonna Caterina

Nonna Caterina è una siciliana doc. Viene da Pietraperzia e porta con sé tutte le tradizioni della sua terra, assieme ai sapori e agli odori di buono. Se la guardi attentamente, puoi leggere sul suo volto la cultura e le usanze della splendida isola che le ha dato i natali. Forte della sua memoria storica, non perde occasione per riproporre a parenti e amici i gustosissmi piatti che cucinava fin da bambina, senza negare, a chi gliele domanda come ho fatto io, le ricette che custodisce nella mente.
E' accaduto, alcuni giorni fa, che siamo passati a trovare Calogero, figlio della nonna Caterina nonché ottimo amico di famiglia.
La nonna era intenta a staccare piccoli pezzi di impasto che poi stendeva, farciva con alcune spezie e friggeva. Il nome tradizionale siculo di queste ottime frittelle mi risulta impronunciabile, ma la versione italiana è "collaroni" per la forma a collare che viene loro data.
Mi spiace che non abbiate potuto annusare il fantastico aroma che emanavano né il gusto agrodolce che ho provato assaggiandoli.
Ma vi fornisco la ricetta e vi suggerisco di provarla perché non ve ne pentirete assolutamente.
Per quel che mi rigurada li ho già sperimentati e hanno ottenuto un clamoroso successo. 
Ingredienti:
  1. 1 kg di farina di grano duro;
  2. acqua q.b.;
  3. sale q.b.;
  4. cannella q.b.;
  5. pepe q.b.;
  6. olio evo;
  7. zucchero q.b.;
  8. miele q.b.;
  9. olio di semi per friggere.
La ricetta è di semplicissima realizzazione e gli ingredinti richiesti sono proprio alla portata di tutti.
Sistemate a fontana la farina su una spianatoia e aggiungete un pugno di sale. Cominciate a versare l'acqua a filo e continuate fino a che non avrete attenuto un impasto che non appiccichi alle mani e che, però risulti elastico e morbido.
Formate un filoncino dal quale staccherete dei piccoli pezzi di impasto che stenderete con il matterello, aiutandovi con della farina 00.



Insaporite l'impasto steso con cannella, pepe, sale, un filo di olio evo e mescolate il tutto in maniera tale da ottenere un amalgama.





Arrotolate l'impasto su se stesso e lavorate il filoncino senza imprimere troppa forza.



Di seguito arrotolate ancora il filoncino su se stesso per ottenere una specie di rosa che lavorerete con entrambe la mani in maniera tale che le spezie si impregnino in tutto l'impasto.


Ristendete l'impasto con il matterello, aiutandovi con della farina 00, e dopo aver attenuto delle sfoglie che abbiano una forma più o meno tondeggiante, praticate un buco al centro e friggetele in abbondate olio di semi caldissimo.
Una volta che i collaroni avranno assunto un bel colore dorato, sollevateli dall'olio e guarniteli con zucchero o miele sciolto e altra cannella.
Quando li mangerete, noterete che hanno quasi l'aspetto della pasta sfoglia, e il vostro palato si delizierà con un gradevolissimo sapore agrodolce.
N.B. All'impasto, se si vuole, si può aggiungere anche del lievito. In questo caso, i collaroni durante la cottura si gonfieranno.



lunedì 31 ottobre 2011

Le origini di Halloween


Come tutti ben sanno, Halloween è la festività che ricorre il 31 ottobre ed ha, nell’immaginario collettivo, jack – o’ lantern, ossia la zucca intagliata.
Alcuni studiosi di folclore fanno risalire le origini della festa alle solennità romane dedicate a Pomona, dea dei frutti e dei semi, o alla commemorazione dei defunti chiamata Parentalia. Lo storico Nicholas Rogers, invece, conducendo alcuni studi sull’argomento, ha notato che Halloween si avvicina molto di più alla festa celtica di Samhain che significa approssimativamente “fine dell’estate”.
Il Samhain era il giorno in cui si verificavano incontri soprannaturali.
La parola Halloween compare per la prima volta nel XVI secolo ed è una variante scozzese del nome All – Hallows – Even ossia la notte prima di Ognissanti.
Anche se questa festività appartiene per lo più ai paesi di derivazione anglosassone, nel nostro Paese è ormai molto diffusa l’usanza di festeggiare questa notte, organizzando feste e balli in maschera e rievocando le funeree atmosfere cimiteriali.
Nonostante non sia una festività che ci appartiene, Halloween ha prese facilmente piede in Italia, poiché anche a casa nostra sono diffuse usanze tipicamente legate ai giorni di Ognissanti e dei Morti.
Ogni regione, infatti, ha rielaborato le usanze celtiche facendo una commistione con i riti e le consuetudini locali.
In Valle d’Aosta nella notte fra l’uno e il due novembre si suole vegliare davanti al fuoco imbandendo tavole per i defunti che si crede vengano a visitare le case dei vivi.
In Piemonte, nell’apparecchiare la tavola, si aggiunge un coperto per il defunto che viene a far visita ai vivi.
In Veneto è, invece, diffusa la tradizione di svuotare, intagliare e dipingere le zucche nelle quali vengono poste delle candele che simboleggiano la resurrezione.
In Abruzzo, fra i giovani è diffusa l’usanza di recarsi di casa in casa chiedendo offerte in memoria dei defunti.
Per i pugliesi la presenza degli estinti, non si limita solo alla notte fra l’uno e il due novembre, ma perdura fino a Natale o addirittura fino alla Befana. Anche in Puglia vi è l’abitudine di imbandire la tavola per accogliere in maniera degna le anime dei propri cari.
I siciliani e i napoletani considerano la festa di Ognissanti un evento magico e speciale, soprattutto per i bambini che ricevono doni dai defunti. In Sicilia si preparano dei biscotti denominati “ossa dei morti”, mentre in Campania “il torrone dei morti”.
In Sardegna, le famiglie, dopo essersi recate al cimitero, cenano senza però sparecchiare la tavola, lasciando gli avanzi per i defunti in visita. La mattina del due novembre, i bambini vanno di porta in porta e al grido di “Morti, Morti”, ricevono dolciumi di ogni genere.
In Calabria, secondo la tradizione, la notte dell’uno, un corto si dirige verso il cimitero dove, dopo aver pregato, imbandisce direttamente sulle tombe un banchetto.